Qui Smed

Per ricevere assistenza su questioni di competenza del comitato scientifico dell’associazione: quismed@dominio.it (servizio riservato ai soci e/o agli iscritti ai corsi)

Domande e Risposte

Corsivo e ricerche scientifiche

Conosco il vostro sito e lo apprezzo per la vostra meritoria opera di divulgazione. Ho riscontrato però alcuni errori superati dalle recenti ricerche scientifiche, che consigliano di non insegnare il corsivo dopo aver insegnato lo stampato maiuscolo, per non provocare un aumento delle difficoltà di apprendimento della lettura. Cercate negli articoli scientifici on line degli ultimi anni, per avere conferma di quanto scrivo. Ho elencato alcuni degli articoli più significativi qui di seguito: http://longagnani.blogspot.it/2015/03/elenco-di-articoli-sul-corsivo.html (gli ultimi aggiunti sono i più interessanti).
Stefano Longagnani, 17 aprile 2015

Leggendo gli articoli da lei segnalati, molti ben noti e già “passati al setaccio”, in realtà non vi è una conclusione univoca su cosa insegnare prima, con che metodo e rispetto a quale lingua e sistema ortografico. Gli articoli non specificano di quale manuscript e di quale cursive si sta parlando (immagino un Palmer o un D’Neal con i loops, dato il contesto). Inoltre, mentre sostengono che gli alunni che hanno appreso solo il corsivo sono più fluenti nella scrittura di testi rispetto a quelli che hanno imparato due formati, gli autori specificano, tuttavia, che il lavoro grafo-motorio legato al corsivo deve essere integrato da un potenziamento linguistico. Si tratta comunque di bambini di fine seconda elementare, quindi bambini esposti all’alfabetizzazione da quasi tre anni dato che in Canada (luogo della ricerca, dove per altro sono cresciuta) si iniziano i primi approcci con la letto-scrittura già in “kindergarten” e dove l’apprendimento della letto-scrittura è, in ogni caso, più lento per il sistema ortografico poco trasparente, sia dell’inglese che del francese. Alla fine dell’ultimo articolo da lei indicato, gli autori arrivano al punto, suggerendo un solo sistema di scrittura a mano (corsivo o non corsivo che sia) e un maggior investimento nell’insegnamento della digitazione, perfettamente in linea con le nuove tendenze didattiche dei paesi Americani e di molti paesi Europei.

La tendenza nel Regno Unito invece è leggermente diversa: adottando una scrittura basata sull’italico (corsivo senza occhielli, per intenderci), viene insegnata una scrittura manuscript staccata (stampato minuscolo) e successivamente, quando i bambini sono pronti, e comunque sempre supportati da un potenziamento linguistico di spelling e morfosintassi, si passa a insegnare le legature, senza insegnare un nuovo formato di scrittura. Inoltre, tutta la didattica della scrittura a mano è affiancata da una didattica della digitazione. Personalmente, penso che questo sia l’approccio più utile ed “economico”, ed è quello che si propone nel sito “scrittura corsiva”. Ovviamente, imparare le maiuscole è necessario perché il nostro sistema di scrittura richiede questo formato per la sintassi (iniziale della prima parola della frase, iniziale di nome proprio, ecc.). Non possiamo farne a meno, così come tutti i paesi occidentali che utilizzano l’alfabeto latino e le regole del sistema di scrittura da questo derivato.

Possiamo invece discutere se vale la pena rimanere per tanto tempo a scrivere in stampato maiuscolo, come si fa in Italia, o se non sia meglio iniziare con il minuscolo italico e imparare il maiuscolo dopo. In Italia siamo ancora lontani da scelte didattiche ponderate univoche, sia per la scrittura a mano, sia per la digitazione. Quest’ultima in particolare, non viene neppure insegnata.

Il discorso delle difficoltà di lettura è un problema diverso: l’orientamento delle lettere in minuscolo è una questione di discriminazione visiva, non di competenza grafo-motoria. Anche se abolissimo la scrittura a mano in toto domani mattina, le difficoltà di discriminazione visiva della lettere minuscole rimarrebbero per i bambini con dislessia perché è indipendente dalla scrittura. Anzi, imparare i corretti movimenti per formare le lettere (il ductus), aiuta questi bambini a discriminare le lettere meglio, grazie all’apporto della memoria motoria e propriocettiva – insomma, delle memorie in più a supporto di quella visiva. Spero di aver risposto al suo quesito. Purtroppo i risultati “scientifici” non sono così chiari, univoci e applicabili universalmente a situazioni e lingue diverse. Certo che delle scelte ponderate e delle pratiche di buon senso non guasterebbero.

Laura Bravar

L’italico può andare a scuola?

Non ho avuto ancora modo di iniziare a “mettere in pratica” quanto appreso nella Masterclass SMED, ma ci sto pensando su da parecchio tempo, e avendo due bambini piccoli mi chiedo cosa fare con loro (anche se al momento è presto, hanno solo due anni), iniziare giocando con le lettere del corsivo italico va bene, ma poi? Quando andranno a scuola cosa dirò alla loro maestra? “Sì, guardi interessante, ma loro stanno iniziando a scrivere con un altro metodo.” O ancora: “Salve, sono la mamma di due bambini che iniziano ora la scuola, ma vorrei stravolgere il vostro sistema di scrittura, posso?”

Ovviamente l’ho messa un po’ sullo scherzo, ma in pratica non ho idea di come approcciare questo tipo di situazione. Ne ho parlato anche con una mia amica che insegna alle medie di un istituto comprensivo e mi ha confermato che le maestre delle elementari sono spesso molto rigide, molto gelose dei loro metodi, molto attaccate alla tradizione e soprattutto molto permalose su quanto concerne il loro lavoro. Questa è secondo me la parte più difficile.
Patrizia Puglielli, 8 aprile 2015

Capisco le tue perplessità più che legittime e abbastanza condivisibili. In ogni modo, prima di scrivere in corsivo, i tuoi bambini impareranno lo stampato maiuscolo e quello minuscolo (italico staccato). Conoscere i movimenti corretti per formare queste lettere ed essere “allertati” sull’importanza del gesto motorio nell’imparare a scrivere vuol dire avere il controllo della situazione, prevenire delle difficoltà e sapere come guidarli e aiutarli nel caso ci fosse bisogno.

Per quanto riguarda il corsivo italico, questo costituisce la base di tutte le altre forme di scrittura corsiva che ne sono derivate nel tempo, comprese tutte le forme usate a scuola. In realtà, non ha importanza che forma si insegni a scuola, purché venga insegnata bene, con i movimenti giusti, con un metodo logico progressivo e con attenzione a tutte le componenti implicate.

Personalmente, per i motivi che hai descritto, credo che il corsivo italico farà fatica a entrare nella scuola italiana dalla porta, ma sono convinta che prima o poi entrerà dalla finestra. Molto si sta movendo negli altri paesi che usano il sistema alfabetico latino e la tecnologia sta facendo passi da gigante anche in campo del riconoscimento automatico della scrittura corsiva. Il modello maggiormente usato in molti prodotti per tablet, touchscreen, ecc. è basato sull’italico. Molti schemi usati nelle scuole all’estero per insegnare a scrivere sono variazioni dell’italico, quindi credo che prima o poi anche la scuola italiana si dovrà adeguare. Le applicazioni concrete possono essere delle più svariate, ma quello che conta davvero è capire cosa sta dietro al processo di scrittura e fare delle scelte consapevoli, senza andare a ruota libera, privi di un chiaro riferimento.

Credo che chi come te ha partecipato alla nostra Masterclass ora dovrebbe avere almeno gli elementi di base per operare con cognizione di causa, trovando anche delle vie personali per mettere in pratica quello che ha appreso, magari potenziando le attività manuali e lo scarabocchio nei bambini piccoli (come i tuoi figli di 2 anni) e guidandoli verso la scrittura spontanea, prima ancora di quella convenzionale.

Laura Bravar

Fontest e l’uso delle forme alternative

Utilizzando la pagina fontest di scritturacorsiva.it ho notato che se attivo la funzione “caratteri alternativi”, può capitare che in una stessa parola la r sia scritta in due modi diversi. In rarità, per esempio, la prima r è in versione “base”, la seconda è nella forma alternativa. Vuol dire che la forma alternativa va usata solo all’interno della parola?
Giorgia Sanna, 4 febbraio 2015

Abbiamo deciso di inserire la forma alternativa della r nella font solo all’interno della parola perché così potevamo rispettare la regola base per cui si inizia a scrivere sempre dall’alto. Per questioni tecniche, abbiamo deciso di inserire solo un limitato numero di situazioni con forme alternative. Del resto la font è solo un modello per i principianti, poi la scrittura individuale si apre a mille possibilità e a un livello di personalizzazione che la font non avrà mai. La regola base di cui sopra è utile quando si impara a scrivere, ma non c’è nessun’altra ragione per cui non si possa usare la r alternativa all’inizio, quindi se viene spontanea, perché no? Tutte le varianti che sorgono spontanee quando si è acquisita confidenza con la scrittura, sono buone se non riducono troppo la leggibilità.

Il nostro scopo di insegnanti è anche quello di fornire una comprensione sufficiente delle forme, tale da consentire di prendere liberamente decisioni come questa. Lo stesso discorso della r vale per la l con occhiello e tutte le altre forme alternative. Tutte vanno bene anche all’inizio se non riducono la leggibilità. Anzi a volte secondo me le forme alternative aumentano la leggibilità, come nel caso della r, appunto.

Monica Dengo

Ausili per la scrittura e attività manuali – 1 ottobre 2013

Mio figlio Riccardo di 5 anni, ha iniziato un percorso di psicomotricità e ora logopedia per un ritardo dello sviluppo. La logopedista mi accennava oggi a un ausilio per impugnare la matita o la penna. Riccardo infatti è indietro nel grafismo, e in vista della prima elementare, si sta cercando di rafforzare e colmare le lacune. Dove si comprano e cosa sono questi ausili?
Isabella

Vi sono di molti tipi di ausili per la scrittura che variano da penne e matite speciali a gommini da applicare alle matite per compensare difficoltà di impugnatura o di prensione. Dato che i gommini compensativi non sono universali ma specifici per ciascun tipo di problema, prima di suggerire un particolare tipo di ausilio, bisognerebbe conoscere esattamente quali sono le difficoltà di impugnatura di suo figlio e soprattutto la causa della sua difficoltà. Chieda alla logopedista esattamente quale strumento aveva in mente e il suo nome commerciale. Comunque, riporto alcuni siti dove può trovare i gommini usati più comunemente:

http://www.erickson.it/Ricerca/Pagine/results.aspx?k=impugnafacile http://www.logopedia.com/87-dsa-dislessia-e-disgrafia

Per necessità particolari bisogna fare una ricerca in base allo specifico strumento, secondo il suo nome commerciale.

Ovviamente non conosco la situazione di suo figlio, ma le consiglio di stimolarlo e di invogliarlo a scarabocchiare e a disegnare con più strumenti possibili (gessetti, cere, pennarelli sottili, colori a dita, pastelli, pennelli e tempere, ecc.), con più attività possibili (ritagliare, impastare, modellare, piegare, ecc.), nei contesti più svariati in modo giocoso e divertente, per imparare a usare e muovere bene le mani. Può trovare delle attività da sperimentare e da proporre nei libri per bambini delle Edizioni Usborne dedicati alle attività creative. Ecco alcuni titoli:

Artisti in erba;
1000 disegni da decorare;
Mini disegno, scarabocchio e coloro (azzurro);
Arte creativa.

Spero di essere stata utile.
Laura Bravar